Vittorio Gallo finisce in carcere, accusato di essere la talpa di una banda responsabile di due rapine negli uffici postali in cui lavorava. Trascorre un anno tra carcere e domiciliari prima di essere assolto e, dopo tredici anni, ottiene 75mila euro per ingiusta detenzione. Ma arriva il paradosso: la Corte dei conti gli chiede 500mila euro per il danno delle stesse rapine. Una seconda battaglia, vinta, che lascia però ferite mai rimarginate.