La storia di Dea, raccontata dalla madre Mirna Mastronardi, apre una riflessione sul disagio adolescenziale e sul ruolo di social e algoritmi nell’amplificare le fragilità dei più giovani. Dopo la sua morte, alcuni contenuti trovati sui suoi dispositivi hanno sollevato nuove domande. Con l’associazione “Dea per sempre”, Mirna ha trasformato il dolore in un impegno per promuovere ascolto, prevenzione e riconoscimento dei segnali di sofferenza.